Si aprirà il prossimo 30 settembre davanti alla Corte d’Assise di Messina il processo nei confronti di Giuseppe Cordici, 64 anni, originario di Pace del Mela e residente nella frazione San Marco di Milazzo, accusato dell’omicidio di Salvatore Italiano, il pensionato trovato senza vita nel luglio del 2025 nelle campagne di Milazzo.
La decisione è stata assunta dal giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, Giuseppe Sidoti, che ha disposto il rinvio a giudizio dell’imputato. Secondo gli inquirenti, il delitto sarebbe maturato nell’ambito di dissidi tra i due uomini, vicini di casa, legati a contenziosi riguardanti alcuni terreni di proprietà.
Nel corso dell’udienza, il gup ha respinto la richiesta di sostituzione della misura cautelare avanzata dalla difesa. È stato però richiesto all’amministrazione penitenziaria di trasmettere una relazione sulle condizioni di salute di Cordici. Solo dopo aver esaminato tale documentazione il giudice valuterà se disporre una consulenza medica per verificare l’eventuale sussistenza dei presupposti per una diversa misura cautelare per ragioni sanitarie.
Gli avvocati difensori, Tommaso Calderone e Antonino Aloisio, hanno inoltre contestato la sussistenza dell’aggravante della premeditazione, sostenendo che l’omicidio non sarebbe stato pianificato.
La posizione della difesa era stata già respinta anche su un altro fronte. Nelle precedenti udienze, infatti, era stata rigettata la questione di legittimità costituzionale relativa alla norma che esclude il rito abbreviato nei procedimenti per reati puniti con l’ergastolo. Alla richiesta dei legali di Cordici si erano opposti sia il pubblico ministero Veronica De Toni, sia i difensori dei familiari della vittima, gli avvocati Tommaso Autru Ryolo e Francesco Brancati.
Il corpo di Salvatore Italiano fu scoperto il 10 luglio 2025 in una strada di campagna nei pressi di via Capuana, a Milazzo. Il cadavere era stato nascosto tra la vegetazione, avvolto in sacchi di plastica. Gli accertamenti stabilirono che l’uomo era stato raggiunto da tre colpi di pistola, due al volto e uno alla spalla, ferite che si rivelarono mortali.
Le indagini della Squadra Mobile portarono rapidamente all’identificazione dell’indagato grazie all’analisi dei sistemi di videosorveglianza pubblici e privati presenti nella zona. Le immagini ricostruirono gli ultimi spostamenti della Fiat Panda della vittima: nei primi filmati si vedevano due persone a bordo, mentre in quelli successivi il veicolo proseguiva con un solo occupante al volante. L’auto venne successivamente ritrovata a Giammoro, elemento che contribuì alla ricostruzione investigativa.
