RIFLESSIONI. Caro mare di Milazzo, ti scrivo con un po’ di malinconia perché questa sarà l’ultima estate di spiaggia libera. Dal prossimo anno, se tutto va come prevede il signorsindaco, tra San Papino, la Ngonia e Croce di Mare, ci saranno diciotto lidi che occuperanno lo spazio di dieci campi da calcio regolamentari. E scampoli di spiaggia dove si accalcherà la plebe che ai lidi non andrà.
Ti scrivo per dirti che ti ho amato, e come capita spesso, capisco quanto solo quando l’amore lo si perde. Tra le tue acque ho imparato a nuotare e ora lo sta facendo mio figlio, tra le tue acque era il primo bagno che segnava la fine della scuola, il vederti da lontano e dire “sono di nuovo qui” dopo un anno al nord.
Caro mare, dal prossimo anno ci vogliono far pagare per avere in cambio quello che oggi è gratuito. È tutto scritto in un documento dal nome asettico PUDM – sembra il principio attivo di un farmaco – che potrebbe essere la più grande rivoluzione della città, dopo la raffineria negli anni 60. Un piano che cambierà la vita di tutti; di cui si sa poco e se ne parla ancor meno, come fosse appena il cambio di un senso di marcia. Cambia la città senza chiederci per chi sarà questa nuova Milazzo. L’obiettivo “è attrare nuovi capitali nelle aree più appetibili di Levante e Ponente”, ha detto il signorsindaco. Che appetiti dovranno saziare? Io per fortuna non ho una casa al Tono, dove di strada ce n’è una sola, e a volte è cosi intasata che si fa prima a piedi. E non ho nemmeno una barchetta da pesca. Ai pescatori della Ngonia gli hanno detto di andarsene di fianco alla discarica di Torretta e lasciare quell’angolo dove stanno da sempre (angolo, questo significa il nome greco di quella baia meravigliosa, perché tu sei un mare con millenni di storia).
Da qualche giorno, un gruppo di persone e associazioni ha presentato un ricorso contro il piano spiagge, lo abbiamo firmato in un paio di migliaia, il 7% dei milazzesi. Se il ricorso va bene, forse avremo qualche anno in più di spiagge libere, prima di un nuovo PUDM senza i presunti vizi dell’attuale.
Vedo i lidi del Tono in questo agosto bollente. E penso che le sdraio piegate e gli ombrelloni chiusi sono una piccola speranza. Anche gli imprenditori vedono quei lidi vuoti, e forse potrebbero decidere di non investire lì i loro denari. O forse investiranno lo stesso, perché i soldi si fanno non con gli ombrelloni ma con ristoranti e discoteche vista mare. Ma, l’esito di un ricorso e la volontà di un imprenditore sono consolazioni povere (tutte le consolazioni lo sono).
Quel che mi fa rabbia, caro mare, è vedere le migliaia che prendono il sole stesi sulla tua ghiaia e i ruffiani che di protezione del mare hanno fatto professione, non preoccuparsi. Chi non è preoccupato è malintenzionato, o forse d’accordo. Sia come sia, il signorsindaco ha stravinto le ultime elezioni quando già si sapeva del PUDM – e i candidati alternativi inspiegabilmente non ne hanno fatto l’unico argomento da gridare in tutti i comizi – e i consiglieri hanno votato il suo piano a grande maggioranza. Pertanto, la democrazia ha parlato e ora è l’ora dell’abbronzatura.
Come sempre, ci si lamenterà quando è tardi per tornare indietro. Le concessioni ai lidi verranno assegnate fino al 2047 e qui non riusciamo nemmeno a far togliere i lucchetti ai cancelli di Piazza Nastasi, più che una piazza sembra un recinto col prato di plastica. Le lamentazioni arriveranno il prossimo agosto e serviranno per accompagnare una granita con brioscia o prima di pagare trenta euro per una giornata con ombrellone e due sdraio.
Caro mare di Milazzo, io che non conto niente l’unica cosa che posso fare è scrivere per dirti che mi dispiace che non siamo riusciti a difenderti, che spero che ci salvi un ricorso o la prudenza di qualche imprenditore. E che davvero non ci meritiamo la tua accogliente bellezza.
Federico Nastasi