Anche se Terna ha “bloccato” lo sciopero dei lavorati del settore elettrico a scendere in piazza stamattina sono stati i lavoratori e le lavoratrici dell’indotto della centrale elettrica A2A. Uno sciopero nato per confermare «la propria determinazione a contrastare ogni dismissione produttiva e l’ulteriore impoverimento del territorio».
«Oggi gli operai hanno presidiato il Comune di Milazzo per rivendicare l’intervento di tutte le Amministrazioni comunali a tutela dei livelli occupazionali e delle prospettive economiche di una comunità che è stata fin troppo generosa con le aziende ad alto impatto ambientale – si legge in una nota della Fiom Cgil – Il movimento sindacale, accanto all’impegno delle istituzioni locali, chiede il diretto intervento della Regione, nelle persone dell’Assessore Tamajo e del Presidente Schifani, e del Governo perchè chiami tutti i protagonisti delle politiche energetiche di quest’area, Terna e A2A alla definizione di un piano di riconversione industriale fatto di investimenti, risposte ai bisogni del territorio e tutela dei livelli occupazionali».
Lo sciopero ha visto anche la presenza solidale di rappresentanti del movimento studentesco, con l’impegno della Fiom di organizzare un’assemblea unitaria operai e studenti a sostegno di una più generale mobilitazione di tutta la valle del Mela.
LA REVOCA. Filctem Cgil Flaei Cisl Uiltec Uil sono stati costretti a revocare lo sciopero ed il sit in preannunciati per oggi alla centrale A2A Energiefuture di S.Filippo del Mela a causa della decisione di Terna, che ha sancito l’incompatibilità della protesta con le esigenze di rispetto degli standard di sicurezza di esercizio del Sistema Elettrico in Sicilia.
In sintesi Terna società che gestisce la rete di trasmissione nazionale, con una nota giunta solo a poche ore dall’inizio della protesta ha rivisto il parere di compatibilità rilasciato lo scorso 17 luglio comunicando invece stavolta che la revoca si rende necessaria in quanto sono sopraggiunte ulteriori riduzioni di capacità del parco produttivo localizzato in Sicilia e sussiste un considerevole rischio legato agli incendi boschivi nella regione Sicilia e nella bassa Calabria che possono determinare l’indisponibilità di capacità di trasmissione di energia elettrica tra le porzioni di rete citate.
«I sindacati hanno quindi l’obbligo per legge di uniformarsi a tale decisione che se da un lato impedisce ai lavoratori elettrici di esercitare un diritto costituzionalmente riconosciuto come lo sciopero , cone tutti gli altri lavoratori, dall’altro evidenzia proprio i motivi della protesta ovvero quanto la centrale termoelettrica di San filippo del Mela che si avvia alla chiusura sia ancora indispensabile per mantenere l’assetto di Sicilia e Calabria», si legge in una nota. «Basterebbe questo a far comprendere a tutti i soggetti preposti che l’impianto di S.Filippo del Mela più che di una chiusura ha bisogno di un piano di rilancio e di un concreta riconversione – continua la nota – per non far venire meno un tassello importante per la rete elettrica per la sicurezza e per il lavoro».
IL SINDACO PINO FA SQUADRA. Sull’argomento è interfvenuto anche il sindaco di San Filippo del Mela, Gianni Pino, ribadendo l’impegno della sua amministrazione a portare avanti percorsi concreti che conducano alla riconversione della centrale termoelettrica, secondo il piano reso noto e poi abbandonato dalla stessa Terna, per il quale nel 2023 è stata concessa la revisione AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale).
«Si è fermato lo stato di agitazione dei lavoratori diretti della centrale (mentre l’indotto prosegue la protesta) – dichiara Pino – in conseguenza di un provvedimento di Terna, gestore della rete elettrica, che ha ritenuto la fermata degli impianti non compatibile con gli standard di sicurezza del sistema elettrico siciliano. Questo provvedimento, che conferma, allo stato, l’importanza della centrale di San Filippo del Mela per l’intero sistema elettrico siciliano, dovrebbe essere valutato per comprendere se sia veramente opportuna la riconversione della centrale con un ciclo produttivo combinato che, con questo importante intervento, rimarrebbe strategica, con conseguente salvaguardia dei posti di lavoro ed, addirittura, con potenziamento dei livelli occupazionali in atto. La riconversione della centrale garantirebbe il mantenimento della produzione di energia del sito, con notevole abbassamento di emissioni ed immissioni nell’ambiente, e degli attuali livelli occupazionali. È un percorso che non possiamo abbandonare, anche perché A2A ha già ottenuto, in data 30 novembre 2023, l’autorizzazione per tale riconversione (poi di fatto abbandonata). Io continuo ad andare avanti, per stare accanto ai lavoratori e per cercare di garantire occupazione, salute pubblica ed ambiente, attraverso l’ammodernamento del ciclo produttivo e importanti investimenti dell’azienda».
Una battaglia, che secondo Pino, va combattuta facendo squadra. «Ho in programma di organizzare, per il prossimo 28 luglio, una conferenza stampa – conclude–con tutti i Sindaci dell’area Aerca, per chiedere l’intervento del governo regionale e del governo nazionale, per modificare la scelta di Terna e garantire la riconversione del sito».