STAI LEGGENDO MILAZZO 24. Nel rugby, si sa, l’età è un numero. Un numero che però, di solito, resta sotto i quaranta. Poi arriva Roberto Amato, 48 anni ben portati, e decide che le convenzioni sono fatte per essere placcate.
Domenica scorsa, a Reggio Calabria, nel campionato di Serie C, le Aquile del Tirreno Milazzo hanno schierato il giocatore più anziano del girone siculo-calabro. Non un ruolo simbolico, non una passerella: Roberto è tornato davvero a giocare. E a 48 anni, dopo sei stagioni lontano dalle partite ufficiali, è già una notizia che merita il titolo.
Il ritorno è stato reso possibile anche dalle nuove norme federali che hanno alzato l’età massima per l’attività agonistica. Una riforma pensata per allungare le carriere… e che a Milazzo qualcuno ha letto come un chiaro segnale del destino: “Roberto, prepara il borsone”.
In questi anni Amato non è rimasto fermo: qualche amichevole, tornei di Old Rugby – dove il terzo tempo è allenamento specifico e le mischie si chiudono con prudenza – ma il campo vero mancava. E si è visto: contro Reggio, in una partita che le Aquile hanno perso pur disputando una buona prova, l’esperienza del veterano si è fatta sentire.
La squadra mamertina, in fase di ricostituzione e oggi impegnata in Serie C, dopo un avvio di campionato non esaltante sta iniziando a esprimere un gioco più convincente. In questo percorso di crescita, inserire un giocatore che ha calcato palcoscenici di Serie B – la categoria più alta della carriera di Amato – significa aggiungere chili di esperienza, oltre a quelli, inevitabili, della carta d’identità.
Gli allenatori Stefano Foti e Sandro Miduri per la mischia e Nicola Alibrandi per i trequarti lo sanno bene: in uno spogliatoio giovane, uno come Roberto è una guida silenziosa. Uno che magari non avrà più lo scatto dei vent’anni, ma conosce ogni trucco del mestiere. E quando c’è da mettere il corpo dove fa più male, non si tira indietro.
Certo, il lunedì mattina probabilmente è più impegnativo della domenica pomeriggio. Il ghiaccio dura più di una bibita al terzo tempo. Ma il rispetto che si è guadagnato sul campo è autentico, perché tornare dopo sei anni e rimettersi in gioco in un campionato vero non è operazione nostalgia: è passione pura.
A Reggio è arrivata una sconfitta, ma per le Aquile del Tirreno la stagione sembra aver preso una direzione più promettente. E tra i segnali positivi c’è anche lui, il “senatore” del girone, che dimostra come nel rugby non contino solo i chilometri nelle gambe, ma quelli nell’anima.
Quarantotto anni e non sentirli? Forse no. Ma scendere in campo e farli pesare agli avversari, quello sì. E in Serie C, oggi, nessuno è più esperto di Roberto Amato nel ricordarlo.