RIFLESSIONI. Tende abbassate, impianti multimediali da tempo immemore spenti, “odore” di umidità, aree espositive chiuse. Si presenta così l’Antiquarium archeologico, allestito nel 2010 nell’ala est degli ex quartieri spagnoli, dopo un accurato restauro degli spazi.
L’Antiquarium è l’unico sito museale di Milazzo gestito da un ente pubblico, nello specifico dalla regione; l’Ican Domenico Ryolo, infatti, è stato allestito ed è curato dalla Società milazzese di Storia Patria, mentre il Museo della tonnara dall’Associazione Tono Sole Mare. L’accesso ai visitatori è gratuito e sono esposti in dieci sale alcuni dei reperti archeologici (dal Neolitico all’età Bizantina) più affascinanti e significativi ritrovati a Milazzo e nella piana.
Un vero gioiellino di museo se non fosse trascurato, per nulla promosso e, di conseguenza, escluso dai circuiti di visita principali. Lo evidenziano le tante recensioni – positive – lasciate dai turisti su Google: “Museo poco conosciuto e frequentato ma è un errore” chiosa Gabriele; “Se si ama l’archeologia anche questo piccolo luogo merita d’essere visitato”, aggiunge Luisa; “L’interno della stanza non è ventilato e l’aria è pesante e cattiva”, fa notare Anna; “Perché gli uffici turistici locali non lo promuovono a sufficienza? Se non ne sappiamo quasi nulla noi del luogo, mi chiedo come facciano i turisti a scoprirlo…”, si interroga Giulia.
Le esposizioni dei bellissimi reperti ben curate e descritte cozzano con i monitor spenti, che dovrebbero mostrare scene degli scavi archeologici, e con le copiose infiltrazioni della stanza 7 dove macchie di muffa sulle alte pareti fanno da padrone. L’area dedicata all’archeologia subacquea, inaugurata nell’aprile 2015, risulta inaccessibile. Inutile parlare, poi, del restauro dell’ala ovest dei quartieri spagnoli, oggetto di svariate interrogazioni consiliari, che ad oggi non ha mai trovato riscontro in alcun atto amministrativo.
L’incuria dei beni culturali a Milazzo è una storia che si ripete, inspiegabile per una città che vorrebbe vivere di turismo, ma che non riesce a garantire nemmeno l’ordinaria manutenzione del proprio patrimonio.
Luca Formica